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20/12/2016 - La Prima maratona di Luca


FirenzeMarathon: La mia prima Maratona

 

Una Maratona nasce da un sogno, sogno che poi diventa progetto, preparazione e gara. Almeno, così è stato per me.
La Maratona non è solo la gara. Non sono solo 42 e 195, ma molto di più. E’ l’allenamento, i sacrifici fatti per arrivare al fatidico e tanto atteso appuntamento. Come dice Giulio la gara è solo la distanza che ti separa dalla medaglia da finisher. Il lavoro grosso, quello duro, quello sporco l’hai fatto prima.


Quando arrivo a Firenze la prima cosa che faccio è dirigermi all’ Expo. E’ venerdì sera, ma devo andare subito a ritirare il mio pettorale così mi incammino verso Campo di Marte. Non sto più nella pelle. Sembro un bambino a Natale in attesa di aprire i regali. Finalmente l’Expò. Ho il mio pettorale. Appongo anche io la firma sul muro come ho visto fare a tanti maratoneti prima di mè. La Maratona è cominciata.
In serata girando per il centro di Firenze passo per Piazza San Giovanni. Vedo delle transenne con sopra un cartello: “FirenzeMarathon”.

Tutto prende sempre più forma, forma che diventa sempre più consistente il giorno seguente, quando passo da Piazza Santa Maria Novella dove si stà allestendo la zona cambio, da dove parto per studiare il percorso che mi porterà in Piazza della Signoria nel mio settore, il settore Fucsia….l’ultimo. Da li mi dirigo verso il Duomo e vedo montato il traliccio della Partenza. Innumerevoli maratoneti vestiti da turisti si fanno immortalare lì sotto ed io non posso essere da meno. E’ tutto vero. La mia Maratona è sempre più realtà.
Per fortuna mi ricongiungo con Lillo e Benny per pranzo. La tensione si smorza. Lillo mi dice di dormire la notte. Facile per lui che si appresta a correre la sua 33° maratona. Di esperienza ne ha da vendere e sà cosa si prova in quei momenti.
In serata dopo cena mi arriva la foto di RaffaRock e Paolo: sono sotto il traliccio dell’ Arrivo. Con la scusa di fare due passi prima di rincasare voglio passarci anche io. Non posso mancare. Voglio avere un’anteprima di quello che mi aspetterà l’indomani mentre l’emozione e la paura crescono.


Ore 4:00. Sono sveglio. Lillo aveva ragione. Sembro tranquillo, ma l’agitazione comincia a farsi sentire. Provo a riposare ancora un po’, ma invano. La sveglia suona: è ora di prepararsi.


Uscito di casa la temperatura è fresca e anche se non lo dò a vedere l’agitazione è tanta. Mi dirigo verso Piazza della Signoria correndo per fare riscaldamento. Man mano che mi avvicino al centro trovo altri maratoneti avvolti chi da sacchi impermeabili ufficiali marchiati FirenzeMarathon chi con sacchi fai da te dei vari colori. E’ tutto vero....ci siamo.
In prossimità del settore Fucsia mi si avvicina un corridore chiedendomi dove fosse l’entrata e parlando cerca conforto da me: -“ Ho fatto solo qualche 21...”, ma io non sò che dirgli. Ha scelto la persona sbagliata per avere conforto e mi dirigo a finire il mio riscaldamento. Sono concentrato e allo stesso tempo la tensione sale. Si, mi son preparato e anche bene a detta dei veterani. Gli amici dicono che andrò alla grande, ma la gara deve ancora venire ed io non ne son tanto sicuro.

In piazza della Signoria c’è una moltitudine di gente. Cerco di vedere i miei compagni di squadra, ma nulla. C’è troppa gente per individuarli eppure è solo uno dei sei settori, ma sembrano tutti li. Mi sento solo nonostante la moltitudine di persone. Avvolto nel mio “sacco munnezza” color nero per tenermi caldo cerco il segnale GPS con lo spiometro che fà fatica a trovarlo e oltre all’agitazione mi innervosisco pure. Al mio fianco c’è un gruppetto di persone che parlano e tra loro una signora di Siena (che vengo a sapere con svariate maratone alle spalle) con aria serena e gentile che mi trasmette tranquillità così mi intrometto nel discorso e comincio a parlare con lei, ma ad un tratto lo sparo. La Maratona, quella maratona tanto attesa, la mia maratona è iniziata. Comincio a correre ai lati della strada vicino le transenne (sfiorando la moltidudine di persone che son li a fare il tifo) per sorpassare più persone possibili evitando di rimanere impigliato nei “sacchi munnezza” lasciati dal fiume di maratoneti avanti a me. Voglio raggiungere i miei compagni di squadra, voglio correrla e condividerla con loro. Ecco Piazza San Giovanni: Il Campanile di Giotto, il Duomo ed il Battistero ci salutano. Si passa sotto lo Start e il mio spiometro comincia a contare.

E’ gara vera.


In Piazza San Marco trovo la Higlander RaffaRock. Un saluto veloce e lei mi lancia verso Paolo, amico di svariate corse all’alba prima del lavoro. Paolo che sà in quanto tempo la voglio chiudere a sua volta come volano mi lancia verso Giulio, un Giulio nervoso perchè il suo Garmin non gli sta dando il passo ìn modo stabile al chè io baro dicendogli che il passo è quello giusto, ma uno che si appresta a chiudere la sua 10° Maratona annuale lo sà. Anche lui sà delle mie ambizioni (per lo meno l’imprerssione che mi ha dato è quella e và bene così) e và oltre il passo che si era prestabilito accompagnandomi per oltre 10 km. La freccia sempre inserita e noi sempre in sorpasso snodandoci come un serpente tra le persone salendo anche sui marciapiedi per evitare le auto parcheggiate per poi raggiungere qualche carrozzina di disabili accompagnati verso la loro maratona. Applausi ed incitamenti parton spontanei da parte di tutti me compreso perchè è giusto, perchè se lo meritano, perchè tutti devono avere la possibilità di vivere questa corsa. Anche questo è Maratona, ma la nostra corsa continua tra ristori e spugnaggi aspettandoci a vicenda, cercandoci per correre assieme il più possibile e nel mentre, entrati nel Parco delle Cascine, eccoli i Top Runners che ci vengono in contro dall’altra parte delle transenne. Vederli correre è esaltante, vanno talmente veloce che sembrano volare. Confronto a noi sembrano quei treni a levitazione magnetica giapponesi e non applaudirli e non incitarli è impossibile.


Verso la fine del Parco delle Cascine perdo di vista 100Man. Mi volto a cercarlo, ma invano. Non lo vedo più. Decido di contunuare, ma cresce la paura. Nonostante la moltitudine di gente sono solo, ho perso colui che rapprensetava la mia sicurezza, ma vado avanti godendomi tutto quello spettacolo e le persone che sono li con me finchè non intravedo una canotta blu, una canotta della mia società, una canotta amica. Il morale torna alto e continuo a macinare metri per raggiungerla. Un saluto a Gianluca Modini, rifornimento al volo e via verso la mia corsa ancora lunga sino a trovare un’altra canotta amica, quella di Roberto Marin. Anche con lui un saluto veloce e si continua: quando la gamba gira bisonga lasciarla girare. Son abbondantemente sotto il tempo che mi ero prefissato, ma quello è un tempo finto. Non mi basta finirla e non mi bastano le 4h. Ho fatto finta di farmele bastare, ho provato a mentirmi, ma dentro di me lo sapevo che non era abbastanza e chi ha corso con me in questi mesi lo sapeva meglio di me. Mi piace complicarmi la vita.


Alla rotonda di Piazza Gaddi sulle note di Black Dog dei Led Zeppelin suonata da una delle tante band disclocate lungo il percorso intravedo lui, MaratonaMan, Lillo. Gasato da quella musica e dalla visione amica comincio una corsa a ritmi molto sostenuto. Gli altri runners mi guardano come fossi impazzito, ma io incurante continuo con la mia falcata e nel giro di poco lo raggiungo. Ora son tranquillo perchè c’è un altro compagno col quale correre e che compagno. La mente si fà più leggera e la gamba anche.
-“Lillo, portami all’arrivo gli dico” continuando la nostra corsa sul Lungarno alla volta dello spugnaggio e U-Turn di Porta Romana per poi dirigerci verso Ponte Vecchio. Ad un tratto la strada si allarga. Mentre sulla destra maestoso si erge Palazzo Pitti sento una voce che mi chiama: -“Papà”. Mi volto e ci sono mia figlia con la mia compagna. A differenza di Isa che mi ha accompagnato e fatto da sherpa nei lunghi, lunghissimi e corse varie mia figlia è la prima volta che mi vede correre. L’emozione non è descrivibile. Le saluto e mostro il pollice rivolto verso l’ alto per indicar loro che è tutto ok e riprendiamo la nostra corsa. Ora sono gasato. Incontrarle è stato più energetizzante di un ristoro. La nostra corsa prosegue ad un ritmo forsennato incitando le persone ad incitarci perchè abbiamo bisogno anche di loro. Abbiamo bisogno tutti della loro carica, di quell’energia e calore che solo il pubblico ti può dare.
Lungarno, Ponte San Niccolò per poi tornare indietro ancora sul Lungarno, Mezza Maratona. Chiedo a Lillo se siamo arrivati. No mi risponde, ce n’è un altra. Occazzo. Ora si che si fà seria. Non importa, testa bassa e ripartiamo dall’inizio. Si continua, ma dopo un pò perdo Lillo. Sono ancora solo, ma bisogna andare avanti. Il fiume di corridori si dirige ancora sul Lungarno, Campo di Marte sino allo Stadio Franchi e al ristoro del 30° km. Una volontaria mi dice:

-“ Dai Luca, dai che ce la fai”. La ringrazio e dentro di me penso:
-“Parli facile tu...”, ma non si molla nonostante la stanchezza comincia a farsi sentire, ma la circumnavigazione dello stadio spezza la monotonia dei rettilinei e alleggerisce la mente. Le gambe invece vengono alleggerite dal manto arancione morbido dello stadio di atletica dove enteriamo, ma il godimento dura poco. Subito fuori e si torna indietro ancora verso il Franchi. Cerco di scorgere dall’altra parte delle transenne se c’è qualche canotta amica, ma nulla finchè raggiungo un corridore con le stampelle. Non sò se sia stato un partecipante alla gara o meno, ma correva anche lui. Boato di applausi da parte degli atleti e della folla che lo incita. Sei un grande gli dice uno ed ha ragione. Per noi è facile, noi siamo fortunati...lui si che è un Campione perchè per correre in quelle condizioni ci vuole molto coraggio, ma dopo qualche decina di metri sento gridare il mio nome. E’ Lillo che mi incrocia e mi incita. Ci salutiamo. Ora la corsa ha tutto un altro sapore. Anche i suoi incitamenti sono ottani che permette di contiunuare senza mai mollare. Lo spiometro indica che il ritmo è costante. Tutto è secondo tabella di marcia e questo mi dà altra tranquillità permettendomi di affrontare l’insidia presentata dall’unica vera salita del cavalcavia al 34° km.


Torniamo verso il centro. Il Duomo si intravede e l’impressione è di essere verso fine gara, la testa comincia a fare calcoli ma è ancora lunga ed il bello deve ancora arrivare. Il cartello dice 36. Li ho già fatti in allenamento e stò bene come allora. Non ci sono problemi quindi si continua sfiorando il Duomo per la prima volta ed eccola li la crisi che mi aspetta al 37°. I continui cambiamenti di direzione del centro non agevolano di sicuro compresa la pavimentazione, ma si continua. Mancano solo 4 km dicono i cartelli e non si può mollare. Nel mentre incrocio ancora quel Duomo tanto maestoso e affascinante quanto tanto odiosa e difficoltosa è la pavimentazione che porta sino a Ponte Vecchio. 39° Km. E’ Crisi profonda. E’ li che la Maratona ti presenta il conto come mi dirà in seguito Paolo. Guardo lo spiometro che conferma che è tutto nella norma, meglio di quanto avessi previsto. Dai che facciamo il colpo gobbo: battiamo il tempo di Bomber Salatino a NY e andiamo sotto le 3h40’.


Spengo il cervello e smetto di pensare se nò è la fine. Ora bisogna solo correre, ma ci si allontana sempre di più dal centro e nonostante la teoria dice che manca poco essa fà a cazzotti con la stanchezza che rende l’ultimo tratto interminabile. Per fortuna il percorso si inverte e ci dirigiamo verso il centro. Non importa se la pavimentazione aiuta poco, non importa se i continui cambi di direzione rompono il ritmo che fai fatica a riprendere. Maca davvero poco. Lungarno, ancora Ponte Vecchio alla volta di Piazza della Signoria per poi affrontare l’ultimo tratto di Via dei Calzaiuoli. Mai sono stati così belli. La folla ci incita, ma Piazza San Giovanni è ancora lontana. Guardo il mio compagno di viaggio al polso che mi dice 3h41’ nonostante i 42,195 son già passati ed il traguardo ancora non si vede...perchè la Maratona è anche una fregatura perchè se non segui bene la linea tarcciata a terra corri di più del previsto, ma non importa. Devo portare a casa le 3h42’. Avevo detto al mio parrucchiere Enzo che mi ha fatto il taglio aerodinamioco per la gara che sarebbe stato difficile, ma ora ci siamo e non posso tirarmi indietro. 42 km per 42 anni (domani) e 42 minuti. Voglio il mio Hat Trick come dicono gli inglesi.

Dò fondo a tutte le mie energie sino all’ultima curva dove allargo le braccia facendo l’aeroplanino volando verso il traguardo.

Il sogno di una vita si è realizzato.

E’ Maratona!


Luca